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SDS - SCUOLA DELLO SPORT NUM. 116

SDS - SCUOLA DELLO SPORT NUM. 116

AAVV

72

2018

Disponibilità: Normalmente pronto per la spedizione in 8-10 giorni lavorativi

€5,90

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Gennaio/marzo 2018

Gianni Bondini  
Giganti dello sport. Ricordando Marcello Faina

Gianni Bondini, Simone Corbetta  
Federazioni. Il taekwondo parla italiano   


Dino Ruta
Lo sport e i team manageriali. Come la squadra “fuori dal campo” lavora per quella “in campo”

Per vincere sul campo occorre creare una squadra anche fuori, con un team leader che possa ispirarsi sempre allo sport  per costruire la propria squadra. È importante puntare su un sistema che sappia valorizzare dirigenti e manager sportivi preparati da un punto di vista tecnico (marketing, finanza, impiantistica, ecc.), ma ancor di più che sappiano costruire e fare squadra tra di loro. Questo è ciò che rende vincente il modello anglosassone e le eccellenze internazionali. In Italia siamo bravi, ma proprio perché siamo anche ambiziosi possiamo fare di più.


Alexandra Schek
Gestione del peso nello sport agonistico. Teoria e pratica

Fabbisogno energetico e nutrizionale non sono variabili statistiche. Di conseguenza, anche l’alimentazione deve essere periodizzata a seconda del ciclo di allenamento. È inoltre necessario personalizzare i vari regimi alimentari, poiché il fabbisogno energetico e nutrizionale è influenzato non solo da volume e intensità degli allenamenti, ma anche da fattori quali la composizione corporea, lesioni intervenute o stress. A seconda delle diverse discipline sportive, infatti, gli obiettivi nutrizionali da raggiungere sono diversi. Mentre per gli sport di resistenza si deve fare attenzione a non apportare energia insufficiente, per gli sport che sollecitano la forza veloce spesso si registra una riduzione del grasso corporeo durante la fase di preparazione alla competizione. In questo articolo esamineremo la correlazione tra appetito e assorbimento dei nutrienti e come sia possibile, modificando l’alimentazione, diminuire la massa grassa senza dover soffrire la fame né inficiare la prestazione.

Woo-Hwi Yang, Oliver Heine, Marijke Grau
Riduzione di peso rapida negli sport da combattimento. Metodi e fattori di rischio

Negli sport da combattimento il “taglio del peso” (fare il peso, sudare, disidratarsi e perdere peso velocemente prima delle operazioni di peso) costituisce un metodo praticato da molti atleti in quasi tutte le categorie, finalizzato a raggiungere quello regolamentare prima della gara. A seconda della disciplina, il controllo del peso avviene in momenti più o meno distanziati rispetto alla gara. Mentre nel pugilato il peso di gara deve essere raggiunto lo stesso giorno della gara, per gli atleti di taekwondo, judo e lotta il controllo del peso viene effettuato la sera precedente, con un’ulteriore verifica il giorno stesso della gara, nella quale è ammesso un certo discostamento. Queste differenze di gestione del momento esatto del controllo del peso portano ad una certa diversificazione delle strategie. La valutazione di questa pratica del “fare il peso” si focalizza chiaramente sulle conseguenze sulla salute, ma dal punto di vista agonistico anche sulle sue ripercussioni sulla prestazione. Provare le conseguenze negative del “taglio del peso” sulle prestazioni è in aperto contrasto con le affermazioni degli atleti di alto livello secondo i quali  le procedure per rientrare nel peso sarebbero addirittura  parte integrante dell’allenamento e di un’efficace preparazione alla gara. Queste affermazioni, quando fatte da atleti di successo, sono particolarmente problematiche. In sostanza sono soprattutto gli atleti delle categorie di peso inferiori a ridurre il proprio peso corporeo prima di gare ufficiali per poter combattere con il peso al limite superiore della categoria inferiore. E spesso si preferisce ricorrere ad una riduzione rapida a breve termine. Ma questa pratica può comportare un decadimento della prestazione. Per questo motivo è stato messo in atto e valutato un metodo alternativo della riduzione del peso analizzando sia la sua riduzione rapida (RRP) sia la sua riduzione graduale (RGP) riguardo alle loro ripercussioni su parametri fisiologici, psicologici ed emoreologici nonché sulla prestazione.

Simone Genna  
L’impatto dell'attività fisica sui risultati al lavoro. Disegno ed applicazione empirica del progetto “Sport 4 Work”

L’articolo presenta il disegno e l’applicazione empirica del progetto “Sport 4 Work”, sviluppato con l’obiettivo di verificare l’esistenza di una correlazione tra l’attività fisica praticata autonomamente dai dipendenti e le loro prestazioni al lavoro. Recenti ricerche di mercato e la letteratura accademica esistente, infatti, hanno sottolineato la rilevanza del tema, mostrando empiricamente come l’attività fisica abbia effetti positivi sui lavoratori, spingendo le aziende ad investire in “wellness program” per incentivare la pratica sportiva. Ciò che mancava, tuttavia, era uno strumento unico per valutare simultaneamente l’impatto di diverse forme di attività fisica sulle performance lavorative individuali, collettive ed “emozionali”, oltre all’inclusione, come forma di prestazione al lavoro, di una misura oggettiva di produttività (come i risultati di vendita raggiunti annualmente). Obiettivo dello studio è stato quello di compensare queste lacune nella letteratura, sviluppando un progetto originale chiamato “Sport 4 Work”: partendo da un unico questionario onnicomprensivo, il progetto è stato disegnato in modo da raccogliere informazioni riguardo alle attività fisiche praticate dai dipendenti ed ai loro risultati lavorativi individuali, collettivi ed emozionali. Per ottenere le prime evidenze statistiche, il questionario è stato presentato ad un campione di 72 venditori all’interno di un’azienda attiva nella produzione di attrezzature sportive, sviluppando per ogni forma di risultato aziendale (variabile “dipendente”) un modello di regressione multipla: questo ha permesso di verificare quale forma di attività fisica (variabile “indipendente”) avesse un effetto statisticamente significativo su ciascuna performance al lavoro. L’analisi empirica ha dimostrato l’esistenza di una relazione rilevante sui risultati collettivi/di team (positivamente impattati dall’attività fisica moderata e da bassi livelli di sedentarietà) e sui benefici “emozionali” (in quanto la partecipazione ad eventi sportivi live tende a ridurre l’ansia al lavoro e ad accrescere la soddisfazione verso quest’ultimo); le correlazioni coi risultati lavorativi individuali, invece, sono risultate più deboli. Il progetto è stato infine concluso con un sintetico piano d’azione, finalizzato a proporre all’azienda analizzata linee di intervento specifiche secondo le conclusioni statistiche ottenute.

Renato Manno
La mobilità articolare. Basi teoriche e metodologiche

L’autore parte dalla classificazione delle capacità motorie, dove colloca la flessibilità. La definizione della capacità  di flessibilità viene confrontata anche con le altre definizioni correnti. Viene analizzata l’importanza delle flessibilità  nella prestazione tenendo conto degli aspetti negativi in caso di una sua carenza o sviluppo non ottimale, vengono approfondite anche le componenti della sua regolazione e i fattori che la limitano, sia strutturali che nervosi. Viene proposta una sintesi, basata sull’analisi della letteratura più rilevante, dell’evoluzione delle tendenze, da quella iniziale fino all’avvento dello stretching e le più interessanti revisioni critiche. Nella parte conclusiva vengono analizzate, in modo sintetico, le questioni legate all’età e al genere, insieme alle indicazioni che riguardano la prevenzione degli infortuni, la qualità del recupero e la prestazione. Alla fine si raccomanda di sviluppare la flessibilità non in modo unilaterale, ma in modo integrato in un programma di lavoro a lungo termine, impedendone la regressione e mantenendo il giusto livello di sviluppo.

Nicola Lovecchio, Matteo Gerenzani, Matteo Giuriato, Antonio La Torre
Livello motorio durante la fanciullezza. Analisi e comparazione con dati europei

Da qualche anno è diventato palese il riscontro che il livello motorio dei fanciulli italiani sia peggiorato. Questa constatazione è innegabile ma sarebbe un errore collocare tale peggioramento anche sotto i livelli dei coetanei europei. Oltre seicento fanciulli in età scolare (scuola primaria; 6-11 anni) sono stati liberamente coinvolti in questo studio per verificare se il livello di performance fisica dei nostri giovani studenti sia realmente inferiore se paragonato a quello dei giovani di altri Stati. I dati indicano, ovviamente, differenze significative tra livelli ottenuti dai maschi rispetto alle femmine (soprattutto dopo i 10 anni) ma non permettono di rilevare gap importanti rispetto alle altre nazioni europee. Quindi se è vero che i giovani stanno diventando sempre meno performanti rispetto a soli 10 anni fa, possiamo valutare di essere in un trend comune che ingloba molti Paesi diversi per economia, sviluppo, territorio e tradizione. Questi dati impongono dunque riflessioni sulle strategie di intervento per la diffusione delle diverse discipline sportive in ambito giovanile.



A cura di Claudio Mantovani, Maria Luisa Madella
Trainer's digest. La pratica sportiva nei giovani: come conciliare prestazione, partecipazione e sviluppo personale. Il modello DMSP

Vincenzo D’Onofrio, Simone Di Zio
Analisi del fattore predittivo: monitoraggio del sovrappeso nei ragazzi delle classi IV E V della scuola primaria. Il caso della Regione Basilicata

Le caratteristiche antropometriche di base (altezza, peso, BMI), sono state osservate tramite un’indagine conoscitiva nella Scuola Primaria di cinque macroaree della Regione Basilicata. Lo studio ha coinvolto 69 classi della IV e 65 classi della V ed è stato effettuato su un campione totale di 2431 alunni, di cui 1245 maschi e 1186 femmine, così rappresentati: alunni delle IV classi n° 1285 di cui maschi 670 e femmine 615; alunni delle V classi n° 1146 di cui maschi 575 e femmine 571. L’analisi dei dati è stata fatta tenendo in considerazione le tabelle dell’International Obesity Task Force (IOTF) correlate alla probabilità che un ragazzo (età media di 9,5 e di 10,5 anni) con un dato BMI, diventi un adulto soprappeso o obeso. Con questo studio possiamo indicativamente sostenere che 5 maschi su 10 (47,9%) e 4 femmine su 10 (41,0%) hanno problemi di peso. Tali dati denotano un’elevata casistica di superare i 25-30 kg/m2 e di essere soprobesi in età adulta. In Basilicata, l’analisi dei dati orientativamente ci informa che su 110mila bambini circa 49mila presentano un quadro allarmante di soprobesità. La vera arma è e rimane la prevenzione. Solo attraverso l’adozione di una profilassi adeguata, che conduce ad uno stile di vita attivo mediante esercitazioni fisico-sportive mirate per fasce d’età, si snodano le tappe dell’intero processo per impedire l’insorgenza o la riacutizzazione di questa pandemica malattia, che nel mondo ogni anno provoca la morte di circa 3,5 milioni di persone