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BISCIONE PICCOLO PICCOLO

BISCIONE PICCOLO PICCOLO

TACCONE SERGIO

103

14 x 21

Libri

2010

Disponibilità: Normalmente pronto per la spedizione in 8-10 giorni lavorativi

€18,00

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1993-94: L'Inter quasi in B vince la Coppa Uefa. 

Il racconto di un viaggio emblematico e senza precedenti: l’annata calcistica 1993/94.  

Dal punto della salvezza alla conquista della Coppa Uefa. Una delle stagioni più folli e difficili nell’ultracentenaria storia dell’Inter. In grado però di incarnare il dna di una storia fatta di assoluti: vette e abissi. L'Inter più “pazza” di sempre, che in una sola stagione è in grado di recitare il ruolo della comparsa in Campionato e quello di protagonista assoluta in Europa.

In altre parole, il canto del cigno dell'era Pellegrini.

Si parte con la vittoria del consueto “Scudetto d'estate”. Quello del calcio mercato che riempie le pagine dei quotidiani, e fa sognare milioni di tifosi in vacanza.

In panchina c'è Osvaldo Bagnoli, allenatore di grande esperienza. Dall'Olanda arriva il fuoriclasse del momento: Dennis Bergkamp, il colpo più costoso dell'intero calciomercato nostrano, un trequartista dalla classe purissima, tanto fragile psicologicamente quanto bello da vedere in azione. A centrocampo arriva Wim Jonk, mediano olandese dai piedi buoni e dal tiro al fulmicotone, ma dalla lentezza esasperante. In attacco c'è l'uruguaiano Ruben Sosa, attaccante furbo e veloce, uno dei migliori di quella stagione incredibile. Affiancato dall'eroe di Italia '90, Totò Schillaci, e da Darko Pancev, il macedone arrivato dalla Stella Rossa di Belgrado con la nomea di “bomber infallibile” e ripartito con quella di “bidone per antonomasia” della storia nerazzurra.

Tanto basta per guadagnarsi sulla carta, l'appellativo di principale antagonista del Milan nella corsa scudetto. Una speranza che ben presto però andrà persa per strada nonostante la sontuosa campagna acquisti.

La squadra parte male e arriva a Natale senza riuscire ad esprimersi ai livelli sperati. La panchina di Bagnoli scotta e così all’inizio del ’94 arriva l'esonero. Il presidente Ernesto Pellegrini si affida a Giampiero Marini. Precipitata in zona retrocessione, l’Inter centrerà la salvezza per un solo punto, frutto di un risicato pareggio interno contro la Roma. In Europa però l'Inter è una squadra diversa: vince e diverte.

Ed ecco che il riscatto arriva in Coppa Uefa dove il biscione interista riesce ad arrivare fino in fondo, battendo in finale gli austriaci del Casino Salisburgo.

Insomma una stagione folle, condizionata anche dai flop della “Gestione Orrico”, dalle perenni frizioni all’interno dello spogliatoio, ma anche dalle ultime prodezze in nerazzurro di Walter Zenga, e da un Totò Schillaci, privo ormai della carica delle “notti magiche di Italia ’90”, che non sarebbe mai stato più lo stesso.

Il racconto di un viaggio emblematico e senza precedenti: l’annata calcistica 1993/94.

Dal punto della salvezza alla conquista della Coppa Uefa. Una delle stagioni più folli e difficili nell’ultracentenaria storia dell’Inter. In grado però di incarnare il dna di una storia fatta di assoluti: vette e abissi. L'Inter più “pazza” di sempre, che in una sola stagione è in grado di recitare il ruolo della comparsa in Campionato e quello di protagonista assoluta in Europa.

In altre parole, il canto del cigno dell'era Pellegrini.

Si parte con la vittoria del consueto “Scudetto d'estate”. Quello del calcio mercato che riempie le pagine dei quotidiani, e fa sognare milioni di tifosi in vacanza.

In panchina c'è Osvaldo Bagnoli, allenatore di grande esperienza. Dall'Olanda arriva il fuoriclasse del momento: Dennis Bergkamp, il colpo più costoso dell'intero calciomercato nostrano, un trequartista dalla classe purissima, tanto fragile psicologicamente quanto bello da vedere in azione. A centrocampo arriva Wim Jonk, mediano olandese dai piedi buoni e dal tiro al fulmicotone, ma dalla lentezza esasperante. In attacco c'è l'uruguaiano Ruben Sosa, attaccante furbo e veloce, uno dei migliori di quella stagione incredibile. Affiancato dall'eroe di Italia '90, Totò Schillaci, e da Darko Pancev, il macedone arrivato dalla Stella Rossa di Belgrado con la nomea di “bomber infallibile” e ripartito con quella di “bidone per antonomasia” della storia nerazzurra.

Tanto basta per guadagnarsi sulla carta, l'appellativo di principale antagonista del Milan nella corsa scudetto. Una speranza che ben presto però andrà persa per strada nonostante la sontuosa campagna acquisti.

La squadra parte male e arriva a Natale senza riuscire ad esprimersi ai livelli sperati. La panchina di Bagnoli scotta e così all’inizio del ’94 arriva l'esonero. Il presidente Ernesto Pellegrini si affida a Giampiero Marini. Precipitata in zona retrocessione, l’Inter centrerà la salvezza per un solo punto, frutto di un risicato pareggio interno contro la Roma. In Europa però l'Inter è una squadra diversa: vince e diverte.

Ed ecco che il riscatto arriva in Coppa Uefa dove il biscione interista riesce ad arrivare fino in fondo, battendo in finale gli austriaci del Casino Salisburgo.

Insomma una stagione folle, condizionata anche dai flop della “Gestione Orrico”, dalle perenni frizioni all’interno dello spogliatoio, ma anche dalle ultime prodezze in nerazzurro di Walter Zenga, e da un Totò Schillaci, privo ormai della carica delle “notti magiche di Italia ’90”, che non sarebbe mai stato più lo stesso.

Sergio Taccone (Siracusa, 1972), giornalista, corrispondente del quotidiano La Sicilia di Catania. Collabora inoltre con il quotidiano Libero, con il mensile Popoli&Missione e con il sito web Storie di Calcio. Con Limina ha pubblicato Quando il Milan era un piccolo diavolo, 1980-83: gli anni della B e della Mitropa Cup. Vincitore, nel 2009, del Premio Internazionale di Giornalismo -Maria Grazia Cutuli, promosso dal Corriere della Sera e patrocinato dalla Presidenza della Repubblica Italiana.