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PORTIERE DI ASTRACHAN`

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LUPI ROMANO

190

Libri

2019

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Voli e cadute di Rinat Dasaev.

Sabato 9 giugno 1990. Al “San Nicola” di Bari si è appena conclusa la seconda partita dei Mondiali: la Romania ha battuto 2-0 l’Unione Sovietica.

In conferenza stampa il CT Valerij Lobanovskij addita come principale responsabile della sconfitta Rinat Dasaev, non impeccabile nella prima delle due reti segnate da Marius Lăcătuș.

Dichiarazioni forti che sembrano preconizzare la fine di un ciclo.

Così sarà. Il 13 giugno, nel giorno del suo trentatreesimo compleanno e dell’incontro fra l’URSS e l’Argentina di Maradona, Dasaev si accomoderà in panchina.

Colui che, soltanto due anni prima, era stato eletto “Miglior portiere al mondo”, colui che aveva indossato più che onorevolmente i gradi di capitano dell’URSS, colui che era stato designato da più parti erede del leggendario Lev Jašin… non giocherà più.

E non soltanto in nazionale.

Nel 1988 era stato tra i primi calciatori sovietici a ottenere l’espatrio dal Cremlino ma, a poco meno di due anni, anche quell’esperienza oltrecortina a difesa dei pali del Siviglia sta per concludersi.

Trascorrerà tutta la stagione 90/91 in tribuna.

Pochi giorni prima del golpe d’agosto del 1991 che decreterà la fine dell’URSS, un incidente in macchina sancirà la fine della sua carriera.

Quell’Unione Sovietica-Romania giocata sotto il solleone pugliese, oltre ad essere la prima partita in cui la nazionale con la falce e martello all’altezza del cuore ha giocato senza la sigla CCCP sul petto, resterà l’ultima gara ufficiale di Rinat Dasaev.

La parabola discendente della carriera del portiere nato ad Astrachan’ il 13 giugno 1957 sembra rappresentare la fine di uno stato, di un mondo, di un’epoca.