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OVALIA DIZIONARIO EROTICO DEL RUGBY

OVALIA DIZIONARIO EROTICO DEL RUGBY

PASTONESI MARCO

356

15 X 22

Libri

2007

Disponibilità: Il prodotto è Esaurito, ti consigliamo di controllare saltuariamente il sito per verificare l’uscita di una eventuale nuova edizione

€17,50

Esaurito/Non in commercio

Dizionario erotico del rugby

Un giorno, in Nuova Zelanda, Jean-Pierre Rives riceve un tram in piena gola. Il medico di servizio gli consiglia di lasciare il campo, o almeno di uscire un attimo. «Uscire?» gli chiede il terza linea della Francia. «E per andare dove?» I rugbisti sono fatti così: sanno che quello non è uno sport, ma la vita, e dalla vita non si esce neanche per un attimo.
Sul campo, e anche fuori, insomma nella vita c’è un codice da rispettare. Non è etichetta: sono valori, per di più antichi. Non si tratta di moda: ma di tradizioni, riti, mondi, popoli, di racconti, ricordi, di partite e prodezze. Che a quel punto si accettano, nel bene e nel male, con onestà e senza tante storie. Come quando, nel 1951, la Scozia incassa un bel 44 a 0 dagli Springboks e un tifoso scozzese commenta: «Siamo già stati fortunati ad avere avuto la possibilità di tenere lo zero».
Poi c’è tutto e di tutto. C’è l’allenatore che si raccomanda: «Ragazzi, concentratevi. Il riscaldamento individuale bisogna farlo tutti insieme». E c’è Bernard Laporte, ex c.t. della Francia, che filosofeggia: «Ogni partita è un eterno ricominciare». C’è il giocatore che sospira: «Fango, pioggia, sangue, haka. A me suona come il paradiso del rugby». E c’è Du Randt, pilone sudafricano, che fin da piccolo è così grande e grosso che il suo ingombrante nome, Jacobus Petrus, viene sostituito dal più sbrigativo «Os», che significa «bue». Tutto questo è Ovalia. E Ovalia ha una sua dimensione erotica. Nei preliminari, nella tensione, nell’incertezza, nella soddisfazione. Giocare, o almeno leggere, per credere.

«Non tutte le partite di rugby arrapano nello stesso modo. Più o meno, dipende, a volte. Ma una tensione, a dir poco erotica, c’è sempre: può accendersi una scintilla e poi scatenarsi un’iradiddio, può accendersi una scintilla e poi spegnersi. Ma l’istante della scintilla è magico. L’erotismo del rugby è dappertutto: nella forma ovale del pallone, nell’amplesso della mischia, nella urgenza dei placcaggi, nella felicità terrena della meta. E la sensazione finale di beata spossatezza e sopravvivenza è autentica, ed è straordinariamente simile a quella che invade chi va in meta, augura la buonanotte, si gira dall’altra parte e si addormenta.»