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MANUALE DELL`IMPERFETTO SPORTIVO

MANUALE DELL`IMPERFETTO SPORTIVO

SEVERGNINI BEPPE

243

14 X 23

Libri

2003

Disponibilità: 1-2 copie disponibili

€15,50 €14,73

Risparmi € 0,78 (- 5%)

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"Gioca, così da poter essere serio."

Per gioco

(Spiegazione necessaria e letteraria)

Ogni prefazione è una confessione, e questa non farà

eccezione. Una confessione doppia, perché devo spiegare

come mai da qualche tempo scrivo di sport, e perché ho

deciso di pubblicare un libro.

La prima risposta è facile: lo sport mi piace. Lo sport è

tecnico, eppure comprensibile. È impegnativo, ma ci si può

limitare a guardarlo. Non è indispensabile, ma è divertente,

utile e consolante. È letterario senza dirlo: un romanzo

popolare che molti leggono senza accorgersene. Lo sport è lo

stucco della vita e lo specchio di un Paese. Uno specchio

pasticciato, sporco, rigato, che rischia di rompersi ogni

momento. Ma non si rompe, e ci rimanda ricordi. Scrive Don

DeLillo nelle prime pagine del suo capolavoro,

Underworld: “Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni

dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta

tirando le cuoia in ospedale”.

Ci ho messo vent’anni a capire che mi piaceva scrivere di

sport. È accaduto nell’estate del 2000, quando il “Corriere

della Sera” ha chiesto ad alcuni di noi di raccontare “una

grande coppia”. Tutti hanno scelto coppie storiche o letterarie.

Non so perché, ma io ho pensato subito che l’unica coppia di

cui volevo scrivere era Inter-Juve. Da quella pagina –

riportata nel mio libro Interismi (2002) – è cominciato tutto.

In tanti si sono accorti che mi piaceva (s)ragionare di calcio,

e hanno cercato di coinvolgermi (sul giornale, per radio e in
TV).

Ho partecipato perciò ad alcune trasmissioni (troppe, temo).

Ho scritto ancora sul “Corriere” (soprattutto dell’Inter, mia

deliziosa condanna). E ho iniziato una rubrica su “Sportweek”,

il settimanale della “Gazzetta dello Sport”. La proposta è stata

di Franco Bonera, al quale questo libro deve molto. Dover

trovare uno spunto ogni settimana mi ha costretto a

scandagliare i miei ricordi e le mie passioni. Non solo

calcistiche, naturalmente.

Anzi: il calcio, in questo libro, è spostato agli ultimi capitoli.

Prima parleremo di tutto il resto. Di sport sociale e di sport

familiare (cosa non fanno, le mamme e i papà italiani). Di

sport sentimentale e di sport generazionale (quante ne

combinano i miei coetanei, sotto gli occhi preoccupati delle

mogli e i sorrisi impietosi dei figli). Di sport rumoroso e di

sport faticoso. Di sport bagnato e di sport tentato. Di sport

mistico e di sport agonistico (ho gareggiato in una dozzina di

discipline, con risultati modesti ma grande soddisfazione). Il

Manuale dell’imperfetto sportivo è un lungo viaggio dentro

l’acqua e sulla neve, oltre il tennis e nel golf, tra tentativi di

pescare e canestri sbagliati di poco, salite in bici e discese

con gli sci, pallavolo nel sole e motociclette sotto la pioggia.

Lo sport infatti è tutte queste cose, e molte altre ancora. Una

nazione – scrive sempre Don DeLillo – è fatta di “persone

formate da lingua, clima, canzoni popolari e prima colazione,

dalle barzellette che raccontano e dalle macchine che

guidano”. Aggiungerei: dalle squadre per cui tifano e dai

giornali che leggono, dalle trasmissioni che guardano e dalle

radio che ascoltano, dalle palestre in cui hanno sudato, dalle

docce che hanno fatto, dai punti sbagliati di poco, dai

calciobalilla che hanno maltrattato, dai salti che hanno

tentato, dalla paura che si sono fatti passare, dal mare in cui

si sono tuffati per inseguire un pesce o una ragazza.

 

Tutto questo troverete, nel Manuale dell’imperfetto sportivo.