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GHIACCIO VIVO

GHIACCIO VIVO

CAMANNI ENRICO

300

14,5 x 22

Libri

2010

Disponibilità: Al momento non disponibile. Può essere disponibile in 5-7 giorni lavorativi dalla vostra richiesta

€18,50

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Storia e antropologia dei ghiacciai alpini.
I montanari del Seicento vissero l’avanzata dei ghiacciai alpini come una maledizione, ma nel Settecento questa visione si è rovesciata grazie alla progressiva rivalutazione dell’alta montagna e alla percezione positiva dei ghiacciai, rivelatisi nella rappresentazione artistica, nell’avventura alpinistica e nella colonizzazione turistica.
Se i nostri antenati temettero la discesa dei fiumi gelati, fonte di disordine e distruzione, al contrario noi temiamo e subiamo la salita dello zero termico e l’arretramento delle nevi. Il « drago » delle paure e delle leggende primordiali si libera dal suo gelido sudario e riappare negli incubi notturni dell’improvvido popolo di internet al tempo del disgelo.
dall'introduzione:
Cambierà? Non cambierà? Sulle Alpi si dicono tante cose a proposito del cielo. Forse perché è più vicino. Anche se le streghe e i diavoli non esistono più, e gli ultimi draghi li trovi sulle copie anastatiche dei libri antichi, ancora si cerca di decifrare i progetti delle montagne, nella speranza di arginarne il mistero. Per esempio è opinione comune che i temporali dell’Assunta portino via l’estate, perché il cielo che viene dopo è già quello di settembre. È uno dei tanti detti della meteorologia popolare, che da quando c’è un abitante sulla terra, e più che mai sulle montagne, provano fatalisticamente a dare ordine e senso a ciò che sfugge alla regola: il clima, le stagioni, i capricci del tempo.
Forse lo pensavano anche i valligiani del tardo Medioevo, che dovettero beneficiare di estati in parte confrontabili alle nostre, e certamente gli sfortunati montanari del diciassettesimo secolo, che con l’avanzare impetuoso dei ghiacciai si accorsero di quanto fossero diventate brevi le loro estati, e di quanto il resto dell’anno fosse ormai solo un mesto, interminabile inverno alpino. « Tre mesi di freddo e nove di gelo » ironizzava l’abbé valdostano Pierre Chanoux, e si era già in pieno Ottocento.