U.N.I.R.E. - L`IPPICA ITALIANA: UNA DIFFICILE IMPRESA PER IL FASCISMO

U.N.I.R.E. - L`IPPICA ITALIANA: UNA DIFFICILE IMPRESA PER IL FASCISMO

LANDONI ENRICO

  • Titolo: U.N.I.R.E. - L`IPPICA ITALIANA: UNA DIFFICILE IMPRESA PER IL FASCISMO
  • ISBN: 9788864000121
  • Pagine: 220
  • Dimensioni: 20,5 x 14
  • Tipologia: Libri
  • Anno di pubblicazione: 2010

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L’avvio in Italia di un’importante fase di sviluppo per l’ippica e gli sport equestri fu senza dubbio agevolato dall’interessante dibattito di carattere politico e strategico, che si concluse, dopo più di quattro anni, nel 1923, con la complessiva ristrutturazione dell’Esercito ed un radicale ripensamento del ruolo svolto al suo interno dall’Arma di Cavalleria e della funzione dei Depositi Stalloni.

Il fascismo si trovò in particolare a condividere l’urgenza di una razionalizzazione degli allevamenti, in grado di contribuire al prestigio della Nazione. All’interno di questo disegno di grandezza deve dunque essere collocata la rinascita del movimento ippico italiano, i cui due settori fondamentali, quello del trotto e quello del galoppo, furono investiti in modo sensibilmente diverso dall’intervento regolatore del governo, che si rivelò particolarmente invasivo soprattutto nell’ambito del circuito delle corse di mezzosangue. Meno severa fu invece l’azione di controllo esercitata nei riguardi del nobile comparto dei proprietari di purosangue, che risultava infatti meglio strutturato ed organizzato, potendo contare, d’altra parte, su di un solidissimo background culturale, economico e sociale, che si ricollegava direttamente alle tradizioni inglesi e all’importantissima figura dello sportsman.

Consapevole, al di là di queste specifiche differenze, della sostanziale estraneità dell’intero circuito ippico nazionale alla matrice politico-ideologica del regime, Mussolini ordinò tra il 1926 ed il 1928 il suo forzato inserimento all’interno del CONI, salvo doverne poi riconoscere l’incompatibilità con le altre federazioni sportive. I suoi quattro enti  tecnici nel 1932 vennero infatti posti alle dipendenze della neonata Unione Nazionale Italiana Incremento Razze Equine (UNIRE), che, pur dovendo scendere a patti, tra il 1933 ed il 1936, con il CONI, si dimostrò comunque capace di difendere le proprie prerogative tecniche e di salvaguardare l’autonomia dei proprietari e degli allevatori di cavalli da corsa, grazie soprattutto al ruolo svolto da Paolo Orsi Mangelli e da Federico Tesio.

L’ippica fu quindi sostanzialmente in grado di preservare la propria libertà, in nome di una storia nobile e gloriosa, riuscendo addirittura ad impedire l’inserimento dei suoi quattro enti tecnici nel rigido meccanismo delle Corporazioni.

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