DUEMILA METRI DELLA NOSTRA VITA (N.E.)
MAESTRI CESARE MAESTRI FERNANDA
MCDONALD BERNADETTE

Disponibilità: Limitata
Pochi giorni fa, proprio mentre questo libro veniva stampato, Tomaz Humar ha perso la vita sulla nord del Langtang Lirung, in Nepal.
Esprimiamo profondo rammarico per la perdita del grande alpinista, senza nascondere un po' di imbarazzo per il casuale tempismo con cui pubblichiamo questo volume a lui dedicato, preparato nei mesi che hanno preceduto la disgrazia, e andato in stampa prima dell'incidente.
In altre circostanze, il libro avrebbe avuto una redazione leggermente differente nelle parti introduttive e complementari al testo, che nella versione attuale sono state realizzate senza tener conto del tragico epilogo.
Nell’agosto del 2005 Tomaz Humar rimane intrappolato su una stretta cengia a 5900 metri di quota, durante l’apertura in solitaria di una nuova via al centro della più grande parete al mondo: l’imponente versante Rupal del Nanga Parbat (8126 m).
Trascorsi sei giorni, l’alpinista sloveno si ritrova senza cibo, col carburante agli sgoccioli e sotto il costante tiro delle valanghe. In una brevissima finestra di bel tempo, tre elicotteri si alzano in volo nel tentativo di strapparlo alla furia mortale della parete. Il tutto sotto gli occhi attenti e curiosi di milioni di spettatori di tutto il mondo, attratti da quella vicenda per l’audacia della salita, la notorietà dell’alpinista, il rischio elevatissimo di quell’operazione di soccorso, e aggiornati dai bollettini che il campo base pubblica ora dopo ora sul sito web di Humar.
Anni prima, col crollo del regime comunista e la dissoluzione della Federazione Jugoslava, Humar era stato brutalmente arruolato come soldato in una sporca guerra che lui disprezzava, costretto a vivere in condizioni disumane e ad assistere alle brutali e efferate atrocità condotte con sistematicità sui civili. «Scoprii la parte peggiore dell’umanità». Infine riuscì nell’impossibile: scappò, per tornare a casa in quella che ora era diventata una nazione nuova, la Slovenia.
Rimessosi a scalare, Humar divenne in pochi anni tra i grandi alpinisti di punta mondiale. Messner lo ha definito: «Il più incredibile alpinista della sua generazione». Le sue linee non vengono quasi mai ripetute, giudicate dai più vie da suicidio, che tuttavia egli realizza senza compagni, non ultima la prima assoluta in solitaria alla cima est dell’Annapurna (8047 m), dopo aver salito la parete sud.
Per raccontare questa sua incredibile vicenda Tomaz Humar ha collaborato con Bernadette McDonald, scrittrice affermata e pluripremiata. Con questo libro la McDonald è stata insignita nel 2008 del Premio di letteratura di montagna Kekoo Naoroji Award.
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