PROCACCI RAFFAELE
PROCACCI RAFFAELE

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Tra dimenticati, indimenticabili e da dimenticare, sono piu' di mille i calciatori stranieri che dalla riapertura delle frontiere (1980) vennero, videro, vinsero, piu' spesso non convinsero, persero e si persero. Regolari o clandestini che fossero, hanno rispettivamente dispensato delizie e sevizie, poesia e turpiloquio, diamanti purissimi e polistirolo espanso gabellato per marmo di Carrara.
Li abbiamo seguiti con tanto interesse che, alla fine, anche i meno dotati, e persino i brocchi certificati, hanno contribuito a dare corpo ai nostri sogni, uno dei quali, il piu' ricorrente, era che venissero sollecitamente rimpatriati. Ma loro, come si suol dire, "non ci hanno colpa".
Non è un reato sognare un posto al sole, tanto piu' che ci sara' sempre qualcuno disposto a garantirne non solo l'esistenza, ma anche vantaggi e servizi all inclusive.
Sia pure sul filo del paradosso e della benevole ironia, il saggio offre una chiave di lettura rigorosamente documentata del contributo fornito dagli stranieri alla causa del nostro campionato. Che non sempre ne ha tratto benefici apprezzabili, ma si è fatto in molti casi meno scontato e noioso, attingendo punte di spettacolarita' assoluta e rapinosa magia.
E questo ci aiuta a stendere un velo pietoso sugli abomini perpetrati da tanti giovanotti che il pallone ha sottratto, purtroppo, ad altre e piu' proficue occupazioni.
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