MALEDETTA BICICLETTA

MALEDETTA BICICLETTA

MARCOTTO FABIO

  • Titolo: MALEDETTA BICICLETTA
  • ISBN: 9788896737231
  • Pagine: 140
  • Dimensioni: 15 x 18
  • Tipologia: Libri
  • Anno di pubblicazione: 2010

Disponibilità: Limitata


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Alfred Jarry,  gran patafisico bretone, genio che sfugge ad ogni classificazione,  papà di Re Ubu, alcolista e consumatore di assenzio, morto di eccessi appena 34enne, e sepolto chissà dove, da quel dove sconosciuto uno sguardo sugli umani accadimenti lo getta ancora: ed è certo che possa andare in questi giorni orgoglioso di uno scrittore bolzanino – ma dallo spirito incrollabilmente universale -,  qual è Fabio Marcotto.

Essì, perché il grande Jarry amava la bicicletta. La amava alla follia, la considerava il simbolo scattante e meccanico di una libertà che avrebbe di lì innanzi irradiato ogni dove. Il patafisico possedeva una «Clément luxe 96» acquistata nel 1896 per la cifra esagerata di 525 franchi e, peraltro, mai pagata. La considerava il suo «scheletro esterno», tanto che la teneva in camera insieme con la non meno amata Browning calibro 9. Alla bicicletta dedicò pagine indimenticabili. Ecco, oggi il patafisico francese soppeserebbe con evidente piacere il libro che Fabio Marcotto ha appena sfornato. Maledetta bicicletta è il titolo e già capisci che è una dichiarazione d’amore, totale, assoluta. 140 pagine, Curcu & Genovese l’editore, dieci euro il prezzo. Un prezzo democratico, proprio come la bicicletta, giacché questo è l’assunto iniziale di Marcotto:  la bicicletta è prima di tutto democratica. Poi, aggiunge il nostro, è: erotica, anarchica, impudente, strafottente, antica, moderna, silenziosa, inodore, leggera, ubiqua, eterna, economica, agile, ecologica, terapeutica. Insomma, la bicicletta è il mezzo del passato (e Jarry annuisce, prima di uscire di scena, abbracciando commosso Fabio Marcotto), è il mezzo del futuro, è il mezzo perfetto.

Parola di un signore nato e cresciuto a Bolzano, studi e lavoro in Germania e in Russia, due raccolte di racconti già pubblicati (Bar Duce e Masterà)  nonché un romanzo breve Vino dentro, dal quale è stato tratto un fortunato monologo rappresentato in Italia, Austria e Russia. Alcune delle storie che vanno a comporre questo libro da leccarsi i baffi, sono comparse in forma di articolo sull’Alto Adige tra il 2008 e il 2009. Molte altre, in tutto sono 36, le ha sfornate nuove nuove.

Il risultato, a scanso di equivoci, per chi cercasse il conforto del consiglio, lo si dichiara subito: “Maledetta bicicletta” è libro di sicura bellezza, ricchissimo di storie e situazioni, delizioso ritratto di una umanità a pedali impegnata nella terribile disfida, tutta contemporanea,  con l’umanità al volante. E’, anche, la dichiarazione d’amore ad una città, Bolzano, che il nostro scrittore pedalatore, incorona alla prima riga del primo racconto: “Non ci sono dubbi: Bolzano è la capitale italiana della bicicletta. In Europa magari non staremmo nemmeno tra le prime cinquanta città, ma in Italia siamo i primi. Bolzano è il ponte ideale ed esemplare tra Nord ecociclista e Sud motoinquinato”.

Ma guai pensare che “Maledetta bicicletta” possa essere confinato nel recinto delle guide (che sono millanta) a pedali. Macché. Le trentasei storie sono anche trattatelli di filosofia, manuali di meccanica, cronache sportive (dai Moser a Ivan Basso, dal perché il Trentino sforna più campioni che non l’Alto Adige al doping, dal Tour&Giro ai russi alti sui pedali), romanzi di formazione condensati in poche righe (strepitosa la lettura di Bolzanrubè a pagina 101, per dire…).

Sorretto da una scrittura felice, immaginifica e mai noiosa, capace di trasmettere la smodata soddisfazione che l’andar in bici procura a Marcotto e ai molti che con lui condividono la strada, il libro è anche divertente – con inevitabili punte di rabbia ed indignazione -  escursione antropologica, tra i vizi, i tic, le manie e le inciviltà (specie di chi è al volante quando ha a che fare con chi pedala) che circondano l’universo della due ruote più economica e popolare che l’umanità abbia mai conosciuto. Forse è la bici, più di ogni altro mezzo di trasporto, ad aver accelerato i destini e le vicende umane, a metà Ottocento.

Ancora: quello di Marcotto è un libro che raccontando di tute costosissime, salite impossibili, meccanici improvvisati, donne al manubrio, luoghi da attraversare (passi dolomitici, masi, periferie brulle…), cinesi in sella (a Bolzano, non a Pechino), marchi celebri, ruote lenticolari, mountain bike, griffe (in negozio) e graffi (per le cadute), disegna una geografia particolareggiata. Sì, questo è un libro ovunque: da Bolzano a San Pietroburgo. E’ ovunque, come le biciclette (che siano benedette).

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