PEPPINO PRISCO-UNA PENNA DUE COLORI
PEDRAZZINI MARCO JASELLI MEAZZA FEDERICO
FIGLIOLIA ALBERTO GRASSI DAVIDE

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‹‹Io lavoro in Europa, ma sogno in Africa››. Con questa frase Samuel Eto’o ha sintetizzato il legame inscindibile con la terra delle sue origini. Quasi a voler sottolineare che sì, gioca, vince e guadagna nel Vecchio Continente, ma quando sogna il suo cuore torna in Camerun, in Africa. Un continente pieno di luci e ombre, proprio come Eto’o, protagonista di battaglie contro il razzismo e di una fondazione per aiutare i bambini del suo Paese ma anche dell’aggressione a un giornalista in sala stampa.
L’essenza di Eto’o è però forse quel gesto fatto a Roma, nel 2009, dopo la rete che consegna al Barcellona la Champions League. Eto’o esulta, corre, e nello stesso tempo batte dei colpi con la mano destra sulle vene del braccio sinistro. ‹‹Es el sangre de mi padre››, il sangue di mio padre, dice.
Con quel gesto Eto’o voleva ricordare a tutti, ancora una volta, da dove proviene il suo sangue. Sì, lui si è affermato in Spagna, con il Barcellona è salito sul tetto d’Europa e ora si appresta a dominare con l'Inter. Ma il suo sangue è nero, arriva dal Camerun, dall’Africa. E questo, a Roma, ha voluto ribadire a tutti. Forse anche a se stesso.
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