SOPRA LA PANCA-PRIMA E DOPO MOURINHO
DI CORRADO BEPPE

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Storie allo specchio di nove coppie del pallone
L'Unione Sovietica crollò il 25 giugno 1988. Nel calcio, prima che nella storia. Quel giorno Rinat Dasaev non provò neppure a parare. In quella parabola c'era il destino: la fine di un mito, di un portiere imbattibile, dell'erede di Yashin. Rinat si piegò per non alzarsi più. Come il suo Paese. Nello stesso momento Marco Van Basten alzò le braccia: il tiro perfetto, il suo gol più bello nel giorno più bello. Non sapeva che sarebbe finito presto anche lui. Il calcio è fatto di incroci e parallele. Ci sono momenti che segnano il tramonto di uno e l'alba di un altro. Ci sono storie che si assomigliano a distanza e altre che non convergono mai anche se si svolgono contemporaneamente. Il pallone è un doppio passo, la finta che spiazza l'avversario senza che la palla sia sfiorata: le gambe si incrociano, il pallone corre per la sua strada. E allo stesso tempo destini che si incrociano oppure si dividono, si inseguono o si ritrovano. Così in questo libro i protagonisti del mondo del calcio vengono messi insieme due a due. Doppi. Ecco Sócrates e Cerezo, compagni di Nazionale nel 1982. L'uno, ricco, giocava per la passione e per la politica, l'altro, povero, giocava per soldi. Ci sono Bosman e Cassano: le due anime allo specchio del pallone moderno. Poi Cosmi e Spalletti, emblemi della provincia italiana: calciatori mediocri, diventati grandi allenatori. Best e Cantona, figli di Manchester: numeri 7. Geni. Folli. Irriverenti. Milutinovic e Domenech, allenatori di confine: Bora sul lettino dello psicanalista, Raymond in un planetario mentre guarda le stelle. Stojkovic e Raúl, tutti e due troppo legati al proprio Paese per diventare grandi davvero. Zeman e Capello. Gli opposti: la vittima del complotto e l'uomo che dal complotto è fuggito. Zola e Shearer, i simboli del ritorno: crescere, diventare i numeri uno e tornare a casa per dare speranza alla propria gente. Non è una squadra. Non ci sono ruoli. I personaggi si muovono liberi, ma in coppia, viaggiano lungo la strada del pallone: destra, sinistra e lui in mezzo. Come nel doppio passo: a metà tra calcio e vita.
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